Leggi Illustrate N. 439

Leggi Illustrate N. 439

FISCO (Pag.3)

2019: rinvio della flat tax. Pressione fiscale invariata

Pressione fiscale nel 2019 fondamentalmente invariata, ferma al 41,8% del prodotto interno lordo (PIL). È questo l’effetto stimato delle misure tributarie che il Governo intende adottare con la legge di bilancio 2019, che è stata consegnata al Parlamento il 31 ottobre scorso, in sensibile ritardo rispetto al termine canonico del 20 ottobre, per l’esame da parte di deputati e senatori: l’approvazione definitiva dovrà arrivare entro il 31 dicembre. Gli interventi prospettati, introducendo nuovi sconti da un lato e prevedendo tagli dall’altro, di fatto lasceranno immutato il peso complessivo dell’imposizione: rinviata l’imposta piatta per società e persone fisiche, cavallo di battaglia della Lega in campagna elettorale.

Ad esempio, le disposizioni che coinvolgono imprese e professionisti, nel complesso, dovrebbero risultare neutre. Grosso modo, i costi per l’allargamento del regime forfetario alle partite IVA con fatturato fino a 65.000 euro e l’introduzione della mini IRES per chi reinveste in beni strumentali e nuovo personale saranno pareggiati con i risparmi derivanti dalla soppressione dell’IRI (regime mai partito) e dell’ACE, l’agevolazione per chi ricapitalizzava l’azienda. Dunque, non ci sarà diminuzione della pressione fiscale, ma solo una sua diversa distribuzione, a vantaggio dei titolari di redditi medio e medio-bassi (si stimano circa 4 miliardi di imposte in meno per la platea dei nuovi potenziali “forfetari”) e a danno dei soggetti di dimensioni maggiori, che erano i principali fruitori delle due discipline in odore di abrogazione. Inoltre, un grosso “contributo” per oltre 5 miliardi di euro dovrebbe arrivare da banche e assicurazioni, destinatarie di alcune misure restrittive, in particolare la riscrittura delle regole sulla deducibilità degli interessi passivi e delle svalutazioni e perdite su crediti.

Tra gli altri principali interventi in ambito fiscale messi in cantiere nel DDL di bilancio, ricordiamo: il disinnesco, anche per il 2019, della clausola di salvaguardia in materia di IVA, ossia lo stop agli aumenti delle aliquote già programmati; la conferma dei bonus legati alla casa (ristrutturazioni, risparmio energetico, mobili, verde privato); l’estensione della cedolare secca ai nuovi contratti di locazione di negozi e botteghe; l’introduzione di una tassa piatta anche per i compensi dei professori che danno ripetizioni private; il ridimensionamento del bonus “Ricerca & sviluppo”; la proroga, con modifiche, dell’iperammortamento per le ditte che investono in innovazione tecnologica, e l’addio, invece, del superammortamento per i beni strumentali tradizionali; l’ennesima finestra per la rivalutazione di terreni e partecipazioni; l’unificazione del regime delle perdite realizzate dai soggetti in contabilità ordinaria e semplificata; l’aumento dell’accisa sulle sigarette e del prelievo su slot machine e videolottery.

Preoccupa, infine, la mancata conferma dello stop agli aumenti della tassazione locale, in vigore da tre anni. Se non è una dimenticanza, ma una precisa volontà politica (lo sapremo alla fine dell’iter parlamentare), gli amministratori comunali e regionali potranno rivedere al rialzo le aliquote delle addizionali IRPEF di loro competenza e di tributi come l’IMU e la TASI.

In questo numero l’approfondimento sui singoli provvedimenti.

PUBBLICO IMPIEGO (Pag. 7)

Nuovo contratto e assunzioni nel pubblico impiego

sono previsti fondi per il rinnovo del contratto degli statali; previste anche assunzioni extra in settori specifici della pubblica amministrazione: polizia, carabinieri, vigili del fuoco, ispettori del lavoro, ricercatori universitari e negli uffici giudiziari.

Si allenta anche la stretta sulle società partecipate dallo Stato: anche quelle che chiudono i bilanci in perdita per tre anni consecutivi potranno sopravvivere alla prevista liquidazione se hanno conseguito utili negli anni precedenti.

SCUOLA (Pag. 8)

Scuola e concorsi: ritorno al passato

Il disegno di legge di stabilità contiene importanti novità sui concorsi a cattedre per la scuola media e per la scuola secondaria superiore e vengono abrogate molte norme di attuazione della legge sulla buona scuola (decreto n. 59/2017) varata dal Governo Renzi. A partire dai prossimi concorsi si potrà partecipare col possesso dell’abilitazione all’insegnamento (per chi l’avesse conseguita in passato) ovvero con la sola laurea magistrale (quella quinquennale) o con la laurea del precedente ordinamento ovvero con il diploma universitario del settore musicale, artistico e coreutico, coerenti con la classe di concorso interessata. Viene quindi confermato che per partecipare al concorso non serve più l’abilitazione per chi avesse solo la laurea.

Per chi avesse solo la laurea è necessario però che gli esami universitari comprendano anche 24 crediti formativi universitari o accademici (CFU/CFA), cioè quattro esami con uno in ciascuno di almeno tre dei seguenti quattro ambiti disciplinari: pedagogia, pedagogia speciale e didattica dell’inclusione; psicologia; antropologia; metodologie e tecnologie didattiche. Ogni esame assicura sei crediti. Chi fosse laureato e non avesse fatto questi quattro esami può comunque farli presso una qualsiasi università riconosciuta.

LAVORO (Pag. 8)

Bonus assunzioni giovani Sud

L’art. 20 del ddl Bilancio 2019 prevede due misure per favorire le assunzioni di giovani nel Mezzogiorno. In entrambi i casi, gli incentivi operano limitatamente alle regioni Basilicata, Calabria, Puglia, Campania, Sicilia, Abruzzo, Molise e Sardegna. Il vincolo territoriale si intende rispettato se in tali regioni è ubicata la sede di lavoro presso la quale è fatta l’assunzione, indipendentemente dalla residenza della persona assunta.

La portata pratica dei due provvedimenti.

LAVORO (pag. 8)

Assunzioni agevolate di giovani meritevoli

La manovra prevede, su tutto il territorio nazionale, lo sconto contributivo pieno (al massimo 8.000) per chi assume laureati con 110 e lode, nel periodo dal 1° gennaio 2018 al 30 giugno 2019. Lo sconto vale per 12 mesi. L’incentivo spetta anche per l’assunzione a part-time, ma comunque deve essere a tempo indeterminato.

Non debbono avere superato l’età di 30 anni ed il titolo deve essere stato conseguito entro la durata legale del corso di studi, presso una università statale o legalmente riconosciuta, ad eccezione delle università telematiche. Il bonus vale anche per i ricercatori under 35 di università pubbliche o private. Anche in questo caso sono escluse dal provvedimento le lauree conseguite in università telematiche.

Due le condizioni principali. Prima: l’incentivo non si applica ai rapporti di lavoro domestico e non è spetta ai datori di lavoro che, nei 12 mesi precedenti l’assunzione incentivata, hanno fatto licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo o licenziamenti collettivi nella stessa azienda dove s’intende fare l’assunzione agevolata. Seconda: il licenziamento per giustificato motivo oggettivo del lavoratore assunto con il bonus oppure il licenziamento di un lavoratore impiegato nella stessa azienda e inquadrato con la stessa qualifica del lavoratore assunto con il bonus, effettuato nei 24 mesi successivi all’assunzione agevolata, comporta la revoca dell’incentivo e il recupero del bonus fruito.

PREVIDENZA (pag. 9)

Pensioni e cittadinanza: rinvio al prossimo anno?

Tanto tuonò… ma non piovve. Contrariamente agli annunci degli ultimi mesi, la legge di Bilancio 2019 non tratta di pensioni né di reddito di cittadinanza. Né in positivo, né in negativo. Tutto rinviato al prossimo anno? Sembrerebbe di sì. A meno che le parti politiche riescano a superare facilmente le divergenze e, allora, con un emendamento in sede di approvazione definitiva della manovra, pensioni e reddito di cittadinanza potrebbero rientrare in gioco. Per ora, insomma, nulla di certo. Tranne l’intenzione del governo di mettere mano a pensioni e reddito di cittadinanza (i due cavalli di battaglia e capisaldi del contratto di governo), cosa che si desume dallo stanziamento delle risorse.

PREVIDENZA (Pag. 9)

Rivalutazione pensioni 2019

In attesa della per ora rinviata riforma delle pensioni, che sarebbe dovuta scattare dal 1° gennaio prossimo, con l’entrata in vigore della Legge di Stabilità 2019, l’Inps ha già fatto i calcoli per pagare i peraltro già ridottissimi aumenti legati all’inflazione.

Dal 2019, cambiano anche le regole di perequazione. Il 2018, infatti, è stato l’ultimo anno di operatività della disciplina introdotta dalla Finanziaria 2014 (legge n. 147/2017) che per ben cinque anni (gli anni dal 2014 al 2018), dopo il blocco totale per gli anni 2012 e 2013 (in parte recuperato per via giudiziaria), aveva ridotto la rivalutazione delle pensioni più alte.

Il tasso di aumento dovrebbe essere pari all’1% e servirà all’Inps per erogare le nuove pensioni già da gennaio, in attesa di conoscere il dato reale e definitivo della variazione Istat 2018 nel corso del prossimo anno. Paradossalmente, mentre il nuovo governo ha intenzione di abbassare le più alte, da gennaio prossimo, anche se di poco, dovrebbero aumentare anche queste.

IMMOBILI (Pag. 10)

Ricostruzione e condoni dopo il terremoto di Ischia

Contributi fino al 100% delle spese per la ricostruzione e il ripristino degli edifici distrutti dal terremoto di Ischia, allargamento dei confini del condono edilizio e sospensione delle scadenze fiscali.

Sono queste le principali misure per i Comuni dell’isola campana di Casamicciola terme, Forio e Lacco Ameno interessati dagli eventi sismici verificatisi il 21 agosto 2017, previste del decreto-legge 28 settembre 2018 n. 109, in Gazzetta Ufficiale lo stesso giorno, (“Disposizioni urgenti per la città di Genova, la sicurezza della rete nazionale delle infrastrutture e dei trasporti, gli eventi sismici del 2016 e 2017, il lavoro e le altre emergenze”), meglio noto come “decreto emergenze” o “decreto Genova”, per via degli interventi inerenti la ricostruzione del ponte Morandi.

In questo numero un approfondimento sulla portata pratica del condono edilizio nell’isola, che ha suscitato molti dissensi e polemiche.

LAVORO (Pag. 11)

Prestazioni occasionali: chiarimenti sulle novità

Il lavoratore deve pagare 1,75 euro per ciascun «mandato di pagamento alle Poste» se vuole ricevere prima la retribuzione delle prestazioni occasionali. Ordinariamente i pagamenti sono fissati al giorno 15 del mese successivo a quello delle prestazioni di lavoro. Con il mandato di pagamento alle Poste, invece, la paga può essere ottenuta dopo 15 giorni dalla prestazione ma, come detto, il lavoratore deve pagare 1,75 euro (altre modalità di pagamento, tutte con scadenza al giorno 15 del mese successivo, sono l’accredito bancario o alle stesse Poste, che non costa nulla e il bonifico bancario domiciliato che costa 2,60 euro). A precisarlo è l’Inps nella circolare n. 103/2018, che dà il via libera alle novità in materia di «prestazioni occasionali» (i vecchi voucher) introdotte dal dl n. 87/2018, convertito dalla legge n. 96/2018 (c.d. Decreto Dignità).

LAVORO (Pag. 12)

Premi di produttività: via libera anche alla decontribuzione

Da novembre, in aggiunta all’incentivo fiscale della detassazione (applicazione dell’Irpef al 10%), sui premi di produttività è possibile applicare lo sgravio dei contributi dovuti all’Inps (è la c.d. “decontribuzione”) che, a differenza della detassazione che è a esclusivo beneficio dei lavoratori (che pagano meno tasse), agevola anche i datori di lavoro: ai primi lo sgravio è del 100%, ai datori di lavoro del 20% della rispettiva aliquota di contribuzione.

A dare il via libera all’incentivo è l’Inps con la circolare n. 104/2018. L’istituto di previdenza precisa che l’applicazione dello sgravio è automatica, senza domanda all’Inps, ma subordinata alle condizioni generali di fruizione di benefici contributivi, cioè rispetto dei contratti collettivi applicati e possesso di Durc regolare.

Lo sgravio spetta a condizione che i lavoratori siano coinvolti nell’organizzazione del lavoro ed è riconosciuto fino all’importo massimo di 800 euro annui (a conti fatti, lo sconto contributivo massimo è di circa 160 euro ai datori di lavoro e di circa 72 euro ai lavoratori). Rovescio della medaglia per i lavoratori: le somme sgravate dei contributi non producono effetti ai fini pensionistici.

FISCO (Pag. 21)

Gli acconti di novembre (persone fisiche e società)

Novembre, dal punto di vista fiscale, da anni viene identificato dai contribuenti (e dagli intermediari incaricati di eseguire l’adempimento per conto dei loro clienti) come il mese in cui bisogna pagare la seconda (o unica) rata di acconto per la maggior parte delle imposte dovute per l’anno corrente. In particolar modo, di quelle che gravano sui redditi, ossia l’IRPEF per le persone fisiche e l’IRES per le società (la scadenza riguarda quelle cosiddette “solari”, cioè con esercizio coincidente con l’anno solare), nonché l’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP).

L’appuntamento riguarda anche le addizionali relative a quei tributi ed alcune imposte sostitutive. Rientrano nell’elenco, ad esempio: la “cedolare secca”, vale a dire l’imposta dovuta al posto dell’IRPEF e delle relative addizionali comunale e regionale quando si sceglie di assoggettare a quel particolare tipo di tassazione i canoni percepiti per gli immobili abitativi affittati; l’imposta sostitutiva (di IRPEF e addizionali locali) dovuta dai lavoratori autonomi (professionisti, artisti) e dai titolari di reddito d’impresa (artigiani, commercianti, aziende) che, in possesso dei necessari requisiti, hanno adottato il regime forfetario per i soggetti di “dimensioni ridotte” o quello di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità (c.d. dei “nuovi minimi”); le imposte sul valore degli immobili e dei prodotti finanziari posseduti all’estero, identificate con gli acronimi, rispettivamente, IVIE e IVAFE; l’addizionale IRPEF/IRES del 25% a carico dei soggetti che esercitano attività di produzione, distribuzione, vendita e rappresentazione di materiale pornografico o di incitamento alla violenza (cosiddetta “tassa etica”).

Dunque, entro il prossimo 30 novembre, va pagato l’acconto per il periodo d’imposta 2018.

INSERTO

Decreto fiscale collegato alla manovra di bilancio 2019

Un pacchetto di nove condoni – Tra l’altro: ogni contribuente potrà cavarsela pagando un’imposta del 20% sulle somme non dichiarate (purché non superino il 30% di quelle dichiarate); prevista la definizione agevolata delle controversie tributarie; cancellati i debiti col Fisco fino a 1.000 euro; rottamazione-ter per le cartelle esattoriali, con più ampia rateizzazione e l’azzeramento di sanzioni e interessi.